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“Non mi è possibile”

“Non mi è possibile”

Ogni psicoterapeuta onesto dovrebbe sapere — e soprattutto avere il coraggio di dire — che non tutte le persone che chiedono aiuto possono permettersi una terapia privata. E non è una colpa, né una mancanza di volontà. È la realtà.

E allora la domanda diventa più scomoda, ma anche più etica: cosa si fa quando qualcuno ha bisogno di aiuto psicologico e non ha i mezzi per pagarlo?

La risposta giusta non è “mi dispiace”.
La risposta giusta è: “ok, vediamo insieme le alternative”.

Perché esistono. Non sono perfette, ma esistono. E ignorarle — o peggio, non comunicarle — è una forma sottile di esclusione.


Il primo passo: il sistema pubblico

La via più istituzionale, e spesso la più sottovalutata, passa dal Servizio Sanitario Nazionale.

Il percorso è semplice:

  • si va dal medico di base
  • si chiede accesso a un supporto psicologico
  • si viene indirizzati ai Centri di Salute Mentale (CSM) o ad altri servizi territoriali

Qui si può accedere a colloqui psicologici o psicoterapeutici pagando un ticket contenuto — e in alcuni casi nulla.

Certo, non è un sistema perfetto.
I tempi possono essere lunghi, la continuità non sempre garantita, e la possibilità di scelta limitata. Ma resta una risorsa concreta, spesso ignorata per pregiudizio o disinformazione.


Consultori e centri di ascolto: il primo spazio per respirare

Roma è piena di realtà che offrono ascolto psicologico gratuito o a costo molto basso, ma bisogna sapere dove guardare.

Alcuni esempi:

 

  • Associazione PSY APS → (ricercabile online, con diverse iniziative territoriali)

Questi servizi spesso funzionano così:

  • uno o più colloqui gratuiti
  • eventuale percorso successivo a tariffa agevolata

Non sempre sostituiscono una psicoterapia completa, ma hanno un valore enorme:
offrono un primo spazio di parola, quando il silenzio interno diventa troppo pesante.


Supporto online gratuito: quando uscire è già troppo

Ci sono momenti in cui anche solo uscire di casa è difficile. In quei casi, il supporto online può fare da ponte.

Esistono piattaforme e sportelli che offrono ascolto psicologico gratuito o numeri verdi attivi:

Non si tratta quasi mai di percorsi strutturati nel lungo periodo, ma di interventi immediati:

  • qualcuno che risponde
  • qualcuno che ascolta
  • qualcuno che aiuta a non restare soli nel momento peggiore

E a volte, è tutto ciò che serve per non affondare.


Università e associazioni: risorse invisibili ma preziose

Un’altra strada poco battuta passa attraverso:

  • sportelli psicologici universitari
  • associazioni culturali e sociali
  • gruppi di sostegno

Alcuni servizi sono aperti anche a chi non è studente, oppure prevedono costi simbolici.

Qui il lavoro è spesso meno “clinico” e più orientato al supporto e alla condivisione, ma questo non lo rende meno efficace. Anzi: per alcune persone è proprio ciò di cui hanno bisogno.


Una verità che va detta

I servizi gratuiti o a basso costo raramente sono pensati per sostenere un percorso lungo e continuativo per anni.

Sono porte di ingresso, non sempre case definitive.

Ma questo non li rende meno importanti.
Anzi, spesso rappresentano l’unico punto di contatto tra una persona in difficoltà e la possibilità concreta di essere aiutata.


Conclusione: iniziare è già cambiare direzione

Quando una persona sta male davvero, le opzioni sembrano poche:
restare fermi, arrangiarsi da soli, oppure muoversi anche con poco.

La differenza non la fa la perfezione del percorso, ma il primo passo.

Un colloquio gratuito.
Una telefonata.
Una mail inviata anche con esitazione.

Non risolve tutto, ma rompe qualcosa:
l’isolamento.

E da lì, piano piano, si può ricominciare a costruire.

Perché nessuno dovrebbe essere escluso dalla possibilità di essere ascoltato.
E un sistema davvero umano si misura proprio da questo: da come tratta chi non può permetterselo.

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