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Parlare di sessualità senza vergogna: perché per molte donne è ancora così difficile

Parlare di sessualità senza vergogna: perché per molte donne è ancora così difficile

“Ho detto al mio compagno che mi piacerebbe stare con lui in modo differente”.

“Ho provato a parlare con mio marito del fatto che, nell’intimità, non mi sento più a mio agio”.

Per molte ragazze e donne parlare liberamente di sessualità è ancora complicato.
Molto più complicato di quanto spesso si voglia ammettere.

Dire:

  • cosa piace
  • cosa non piace
  • cosa si desidera
  • cosa mette a disagio
  • cosa si vorrebbe sperimentare

può ancora generare:

  • imbarazzo
  • paura del giudizio
  • senso di colpa
  • timore di essere etichettate

E il paradosso è questo:
viviamo in una società apparentemente ipersessualizzata, dove il sesso è ovunque, ma la libertà autentica di parlarne — soprattutto per le donne — continua spesso a essere limitata da stereotipi molto antichi.


La sessualità femminile ancora sotto osservazione

Per secoli la sessualità femminile è stata raccontata attraverso uno sguardo prevalentemente maschile:

  • la donna desiderabile
  • la donna “seria”
  • la donna “rispettabile”
  • la donna “troppo libera”

Categorie rigide che, anche oggi, continuano a influenzare il modo in cui molte persone percepiscono il desiderio femminile.

Una donna che parla apertamente di sessualità rischia ancora più facilmente di essere definita:

  • “facile”
  • “poco seria”
  • “troppo disponibile”

Mentre lo stesso comportamento, negli uomini, viene spesso:

  • normalizzato
  • incoraggiato
  • persino valorizzato socialmente

È il vecchio doppio standard sessuale.
E, anche se meno esplicito rispetto al passato, non è affatto scomparso.


Il peso del giudizio interiorizzato

Il problema non è solo esterno.

Molte donne crescono interiorizzando messaggi impliciti:

  • “non esagerare”
  • “non parlare troppo di sesso”
  • “non sembrare troppo interessata”
  • “non fare certe richieste”

E così il desiderio viene spesso filtrato attraverso il bisogno di essere accettate o considerate “adeguate”.

Autori come Albert Ellis hanno mostrato quanto le convinzioni rigide apprese culturalmente influenzino emozioni, vergogna e comportamento.

Quando una persona cresce con l’idea implicita che esprimere desiderio significhi perdere valore, è naturale che faccia fatica a vivere la sessualità in modo libero e comunicativo.


Anche nelle coppie parlare di sesso resta difficile

Molte coppie riescono a parlare:

  • di lavoro
  • di soldi
  • di organizzazione quotidiana

Ma non di sessualità.

Eppure il silenzio sessuale spesso genera:

  • incomprensioni
  • distanza
  • frustrazione
  • finzione relazionale

Molte donne raccontano di avere difficoltà a dire:

  • “questa cosa non mi piace”
  • “avrei bisogno di altro”
  • “non mi sento a mio agio”

per paura di:

  • deludere il partner
  • sembrare problematiche
  • essere giudicate
  • ferire l’ego maschile

E qui entra in gioco un altro tema importante:
la mascolinità tradizionale.


La mascolinità che fatica a cambiare

Anche molti uomini crescono dentro modelli rigidi:

  • dover essere sicuri
  • performanti
  • dominanti
  • sempre esperti sul piano sessuale

Modelli che spesso impediscono vulnerabilità e ascolto autentico.

Per alcuni uomini, sentirsi dire:

“questo non mi piace”

viene vissuto inconsciamente come:

  • rifiuto personale
  • perdita di valore
  • messa in discussione della propria mascolinità

Ma questo succede proprio perché per molto tempo la cultura maschilista ha legato il valore maschile:

  • alla performance
  • al controllo
  • alla conquista

Non alla capacità relazionale.


Un modello che sta cambiando (per fortuna)

La buona notizia è che qualcosa si sta muovendo.

Sempre più giovani mettono in discussione modelli vecchi:

  • l’uomo dominante e invulnerabile
  • la donna passiva o “da rispettare solo se contenuta”
  • l’idea che il desiderio femminile debba essere moderato o controllato

Ma le trasformazioni culturali non avvengono in modo lineare.

Anche chi razionalmente sostiene l’uguaglianza può avere ancora dentro:

  • vergogna
  • stereotipi
  • automatismi culturali profondi

La sessualità sana nasce dalla comunicazione

Autori contemporanei che lavorano sulla coppia e sulla sessualità, come Sue Johnson, sottolineano quanto intimità emotiva e sicurezza relazionale siano fondamentali anche nella sfera sessuale.

Una sessualità sana non nasce dalla performance.
Nasce dalla possibilità di:

  • parlare
  • esporsi
  • sentirsi ascoltati
  • non essere giudicati

E questo vale per tutti:

  • donne
  • uomini
  • persone LGBTQ+
  • coppie eterosessuali e omosessuali

Il ruolo della psicoterapia

La psicoterapia può aiutare moltissimo a lavorare su:

  • vergogna
  • senso di colpa
  • convinzioni culturali rigide
  • difficoltà comunicative
  • paura del giudizio

Perché spesso il problema non è il desiderio in sé.
È il significato che abbiamo imparato ad attribuirgli.

Autori cognitivi-comportamentali contemporanei come Steven C. Hayes parlano dell’importanza di costruire una vita coerente con i propri valori, e non solo con le aspettative sociali interiorizzate.

Anche nella sessualità.


Il vero problema non è parlare di sesso

Il vero problema è che ancora oggi molte persone — soprattutto donne — sentono di dover calibrare continuamente la propria libertà per evitare etichette.

E questo produce:

  • autocensura
  • distanza relazionale
  • difficoltà nell’intimità
  • senso di inadeguatezza

Una sessualità davvero adulta non dovrebbe basarsi:

  • sulla performance
  • sul giudizio
  • sulla conquista
  • sulla reputazione sociale

Ma sulla possibilità reciproca di comunicare desideri, limiti e bisogni senza paura di perdere valore agli occhi dell’altro.


Forse una delle rivoluzioni più importanti oggi non è parlare di sesso in modo provocatorio.
È riuscire a parlarne in modo libero, maturo e autentico.

Senza vergogna.
Senza ruoli imposti.
Senza dover scegliere tra desiderio e rispetto.

Perché una persona non perde dignità quando esprime la propria sessualità.
La perde, semmai, una cultura che continua ancora oggi a giudicarla diversamente in base al genere.

Fonte foto: Alexander Krivitskiy (@krivitskiy) | Unsplash Photo Community

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