“Siate grati psiconevrotici”
Ci sono parole che, a forza di circolare, rischiano di perdere spessore. Neurodivergenza è una di queste. La si incontra ovunque: nei post sui social, nei video, nelle auto‑diagnosi notturne fatte a colpi di test online. Eppure, quando arriva in studio, lo fa quasi sempre accompagnata da confusione, sollievo, paura. A volte tutte insieme.
Per questo ho voluto fermarmi e fare una cosa semplice: una conversazione. Un dialogo ragionato, senza slogan, con una collega che questo tema lo incontra ogni giorno nella pratica clinica.
Lei è Federica Mosca, psicologa e psicoterapeuta, esperta in neurodivergenza. Ci siamo conosciuti tempo fa durante un percorso formativo a tratti disastroso (ma che mi ha dato la possibilità di incontrare lei) e, da allora, ho avuto modo di apprezzare il suo sguardo clinico, rigoroso e profondamente umano.
Quella che segue è una chiacchierata a due voci: io che pongo domande come un fanciullo curioso, lei gentile e attenta.
Intervista
Francesco: Ciao Federica, ci siamo conosciuti tempo fa durante un percorso formativo. Da allora ti occupi sempre più di neurodivergenza: com’è nato questo interesse?
Federica Mosca: Ciao Francesco, spero di non dilungarmi troppo. In realtà questo interesse è nato durante il mio tirocinio all’Istituto Serafico per sordomuti e ciechi di Assisi, un’esperienza che mi ha poi spinta a lavorare come terapista con bambini autistici. Non ringrazierò mai abbastanza il mio piccolo Luigi, che, pur con fenotipi diversi, mi ha aiutata a riconoscere molte somiglianze con me stessa, soprattutto con la me bambina. A seguito di una profonda crisi, personale e professionale, ho iniziato a cercare e ad approfondire, rendendomi conto di quanto molte mie caratteristiche si sovrapponessero a quelle dello spettro autistico. Mi sono quindi rivolta a un centro specializzato e ho intrapreso un percorso diagnostico che ha confermato un autismo, ADHD e plusdotazione cognitiva. A quel punto tutto ha iniziato ad avere senso. Questa consapevolezza non ha segnato un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso di ulteriore formazione e specializzazione, fino ad arrivare a dove sono oggi, nella mia eccentricità e nella mia professionalità.
Francesco: La parola “neurodivergenza” oggi circola molto. Se dovessi spiegarla a una persona comune, da dove partiresti?
Federica Mosca: Partirei dalla poesia di Kazimierz Dąbrowski “Siate grati psiconevrotici”*:
Siate grati psiconevrotici!
Per la vostra sensibilità nell’insensibilità del mondo, per le vostre incertezze tra le certezze del mondo.
Perché sovente bruciano in voi le emozioni degli altri come fossero vostre.
Perché percepite le ansie del mondo, la sua ottusità e la cieca fiducia nei propri mezzi.
Per la vostra fobia di lavarvi le mani dalla sporcizia del mondo, per il vostro timore di rimanere rinchiusi tra limiti decisi da altri, per la vostra paura dell’assurdità dell’esistenza.
Per la vostra delicatezza nel non dire agli altri cosa vedete in loro.
Per la vostra goffaggine nelle questioni pratiche, e per la vostra praticità nell’affrontare l’ignoto, per il vostro sguardo lucido sulle grandi domande che vi allontana dalla vita quotidiana, per la vostra selettività nei rapporti e la paura di perdere gli amici più stretti, per la vostra creatività e per la gioia che vi travolge, per la vostra inadattabilità a ciò che “è”, e il vostro essere adatti a ciò che “dovrebbe essere”, per le vostri enormi ma inutilizzate capacità.
Per il colpevole ritardo nel riconoscere il vostro vero valore, che non insegna mai ad apprezzare il valore di quelli che verranno dopo di voi.
Per il vostro lasciarvi dirigere da altri quando dovreste esser voi a governare, per il vostro celestiale dono che viene schiacciato dalla forza bruta; per tutto ciò che in voi è preveggente, indicibile, infinito.
Per la solitudine e l’unicità del vostro percorso.
Siate benvenuti!
Francesco: Cosa include e cosa invece non è neurodivergenza?
Federica Mosca: In soldoni, la neurodivergenza include tutti quei funzionamenti neurologici che si discostano dalla media. Il termine nasce negli anni ’90 con l’idea di non considerare le differenze nel funzionamento del cervello come qualcosa di patologico. Oggi è un termine ombrello che include autismo (tutti i livelli), ADHD, DSA, plusdotazione, sindrome di Tourette, disprassia, disturbo dell’integrazione sensoriale. Possono rientrarvi anche condizioni come sindrome di Down o epilessia. Per spiegarmi uso spesso una metafora: la maggioranza usa Android, alcuni Apple. Funzionano entrambi, ma in modo diverso.
Francesco: Quanto contano le diagnosi quando parliamo di neurodivergenza?
Federica Mosca: Spesso dico ai genitori che la diagnosi è il regalo più grande che possano fare ai propri figli. Non è una scusa né un’accusa: è comprensione, identità, protezione. Anche in età adulta è fondamentale per vivere meglio e prevenire condizioni come ansia, depressione, PTSD, disturbi alimentari o dipendenze.
Francesco: Essere neurodivergenti significa automaticamente stare male?
Federica Mosca: No. La consapevolezza è il primo passo verso una vita funzionale. Tuttavia, come ogni minoranza, le persone neurodivergenti affrontano più sfide. L’ambiente è cruciale: lo stesso funzionamento può essere una risorsa o una fatica a seconda del contesto.
Francesco: Dal punto di vista terapeutico, che tipo di interventi sono possibili?
Federica Mosca: Dipende. Ogni neurodivergenza ha difficoltà, risorse e comorbilità diverse. Non esiste una risposta unica.
Francesco: Cosa cambia nel modo di fare psicoterapia con una persona neurodivergente?
Federica Mosca: Serve concretezza. È come imparare una seconda lingua: sensi, pensiero e comunicazione funzionano in modo diverso. Lavoro molto sulla contabilità energetica, sul tipo di pensiero, sulla sensorialità. Spesso queste caratteristiche non sono nemmeno conosciute dal paziente.
Francesco: Lavori più con adulti, bambini o famiglie?
Federica Mosca: Oggi lavoro esclusivamente con adulti. Sono specializzata in autismo, ADHD e plusdotazione in età adulta.
Francesco: Tu eserciti in Umbria: com’è il panorama sul tema della neurodivergenza nel tuo territorio?
Federica Mosca: Purtroppo carente. I centri pubblici sono pochi, soprattutto per gli adulti, e le liste d’attesa lunghe. Spesso ci si rivolge al privato o fuori regione.
Francesco: Lavori anche online? In quali casi funziona meglio?
Federica Mosca: Lavoro quasi esclusivamente online. Non credo esista una modalità migliore in assoluto: la differenza la fa il terapeuta e la qualità della relazione terapeutica.
Francesco: Se dovessi lasciare un messaggio a chi legge, quale sarebbe?
Federica Mosca: Ai genitori direi di non temere la diagnosi: è un dono. Ai lettori auguro un futuro in cui non ci sia più bisogno di parlare di diversità, perché sarà riconosciuta come una delle tante multi‑normalità.
Francesco: Grazie Fede, per la tua disponibilità. per la tua gentilezza e per l’amore e passione che metti nel tuo lavoro.
Federica Mosca: Grazie a te, collega.