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Quando la coppia desidera due vite diverse

Quando la coppia desidera due vite diverse

Amarsi basta? Forse no.

O, meglio, l’amore è necessario, ma a volte non è sufficiente a costruire una vita insieme.

Ci sono coppie che si amano profondamente e che, a un certo punto, si trovano davanti a una domanda scomoda: “E se quello che vogliamo dalla vita non fosse la stessa cosa?”

Uno vuole sposarsi, l’altra persona no. Uno desidera avere figli, l’altro non ne vuole. Una persona sogna di vivere all’estero, l’altra non vuole lasciare il proprio Paese.

Ma le differenze possono riguardare anche aspetti apparentemente meno importanti: uno ama viaggiare, l’altro preferisce stare a casa; uno ha una vita sociale molto intensa, l’altro cerca tranquillità; uno dedica molto tempo al lavoro, l’altro vorrebbe più spazio per la coppia.

Non tutte queste differenze sono un problema.

Il problema nasce quando la differenza riguarda qualcosa che per uno dei due è essenziale.

NON DOBBIAMO VOLERE LE STESSE COSE

Una delle idee più romantiche — e forse più pericolose — sull’amore è che la persona giusta sia quella con cui condividiamo tutto.

Stessi gusti, stessi amici, stessi interessi, stessi progetti, stessa idea di futuro. Ma una coppia non è una persona sola con due corpi.

Possiamo amare qualcuno che non condivide le nostre passioni. Possiamo andare a teatro mentre il partner va allo stadio. Possiamo avere amici diversi, trascorrere qualche giorno separati, scegliere vacanze differenti.

L’intimità non significa essere identici. Significa poter essere diversi senza sentirsi minacciati dalla diversità dell’altro.

QUANDO LA DIFFERENZA RIGUARDA IL FUTURO

C’è però una grande differenza tra: “Tu ami la montagna e io il mare” e “Tu vuoi avere figli e io no.”

Nel primo caso possiamo cercare soluzioni.

Nel secondo stiamo parlando di due possibili vite molto diverse.

Lo stesso vale per il matrimonio, il luogo in cui vivere, il desiderio di trasferirsi all’estero, la gestione della propria carriera o altre scelte che definiscono profondamente il futuro.

Qui non sempre basta cercare una via di mezzo.

Non si può avere “mezzo figlio”. Non si può desiderare “un po’” di matrimonio. E non si può chiedere all’altro di rinunciare a qualcosa di fondamentale fingendo che quella rinuncia non avrà conseguenze.

LE ASPETTATIVE CHE NON DICIAMO

Molte crisi nascono anche da aspettative mai esplicitamente condivise.

“Prima o poi ci sposeremo.” “Prima o poi avremo dei figli.” “Un giorno vivremo insieme.” “Ci trasferiremo.”

Il problema è quel prima o poi.

Per una persona può significare “tra due anni”. Per l’altra può significare “mai”.

Finché non arriva il momento di decidere, la coppia può persino funzionare bene. Poi la vita presenta il conto e scopriamo che non stavamo necessariamente condividendo un progetto: stavamo condividendo una speranza.

Per questo parlare dei propri desideri non significa mettere in crisi una relazione.

A volte significa darle una possibilità.

VENIRSI INCONTRO, SENZA PERDERSI

In una relazione è inevitabile fare spazio all’altro.

Possiamo alternare le vacanze, dividere diversamente i compiti domestici, trovare un equilibrio tra vita sociale e tempo di coppia, decidere quanto tempo dedicare alle rispettive passioni.

Possiamo anche accettare che alcune cose non vengano condivise.

“Tu vai alla partita, io vado a teatro.”

È una forma di libertà che può fare bene alla coppia.

Ma c’è una differenza tra adattarsi e rinunciare sistematicamente a parti importanti di sé.

Se per stare insieme una persona deve continuamente mettere da parte i propri desideri, le proprie amicizie, il proprio lavoro, il luogo in cui vorrebbe vivere o un progetto fondamentale, prima o poi quella scelta potrebbe trasformarsi in risentimento.

La domanda utile allora è:

“Quello che sto facendo per te è una scelta che posso sentire mia, oppure una rinuncia che prima o poi ti presenterò come un conto da pagare?”

Perché una relazione non dovrebbe diventare una contabilità di sacrifici.

NON TUTTO È NEGOZIABILE

Il rispetto, la dignità, la libertà personale e il consenso non dovrebbero mai essere messi sul tavolo della trattativa.

Ma anche alcuni desideri fondamentali meritano particolare attenzione: avere o non avere figli, dove vivere, la propria identità, la propria sessualità, alcune scelte professionali essenziali.

Non perché siano sempre assolutamente non negoziabili, ma perché se per modificarli dobbiamo tradire una parte fondamentale di noi stessi, forse non abbiamo bisogno di trovare un accordo. Abbiamo bisogno di riconoscere un’incompatibilità.

Ed è una delle cose più difficili da accettare in una relazione.

NON TUTTO È UNA PROVA D’AMORE

“Se mi ami, lo farai.”

È una frase che può trasformare una differenza di desideri in una prova d’amore.

Se mi ami, mi sposi. Se mi ami, avrai un figlio. Se mi ami, lasci il lavoro. Se mi ami, vieni a vivere con me.

Ma possiamo amare profondamente qualcuno e non volere la stessa vita.

L’amore non garantisce automaticamente la compatibilità.

La domanda adulta non è:

“Mi ami abbastanza da fare quello che voglio?”

È: “Possiamo costruire una vita nella quale entrambi possiamo riconoscerci?”

QUANDO UNO DEI DUE CAMBIA

C’è poi un’altra possibilità: che sia la persona stessa a cambiare idea.

Chi non voleva figli può iniziare a desiderarli. Chi voleva sposarsi può non volerlo più. Chi sognava di vivere all’estero può scoprire di voler tornare a casa.

Non significa necessariamente che qualcuno abbia mentito. Le persone cambiano.

E una relazione lunga non è quella in cui nessuno cambia, ma quella in cui si continua a parlarsi mentre si cambia.

A volte si cambia insieme. A volte in direzioni diverse.

Forse il punto non è chiedersi se una coppia debba avere gli stessi desideri. Non deve.

Il punto è capire quali differenze possono convivere e quali invece impediscono di costruire il futuro che entrambi desideriamo.

Perché qualche volta l’amore ci chiede di fare spazio all’altro. Qualche altra volta ci chiede di restare fedeli a noi stessi.

E, nei casi più dolorosi, ci chiede di riconoscere che amare una persona non significa necessariamente poter costruire con quella persona la vita che desideriamo.

Forse la maturità affettiva comincia proprio lì.

Quando smettiamo di chiederci: “Quanto devo cambiare per non perdere questa persona?”

e iniziamo a chiederci: “Quanto possiamo cambiare senza perderci?”

Perché una relazione dovrebbe essere un luogo in cui fare spazio all’altro.

Non un luogo in cui, lentamente, fare sparire se stessi.

 

Fonte foto: Drew Beamer (@dbeamer_jpg) | Unsplash Photo Community

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